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Parte n° 1

Racconti > Avventura a Lissa

Avventura di Lissa

Il pescheccio giuliese "Raimondo Montecuccoli" procedeva verso la parte sud dell'isola di lissa, in acque jugoslave. La bora era assia forte, in quel mattino di novembre e, a ridosso della costa, in prossimità della catena montuosa balcanica da cui proveviva, sfiorava i cento km orari. Gli uomini a bordo non avevano timore per la tenuta dello scafo, di recente costruzione e di ottimo materiale; erano invece preoccupati, e molto, per l'impossibilità di procedere nelle operazioni di pesca, ostacolate dalle condizioni del mare in tempesta. Stare fermi, in balia delle forze scatenate della natura, non era possibile e si stavano, perciò, dirigendo verso Lissa per trovarsi riparo. La navigazione, in quelle condizioni, presentava molte difficoltà e costringeva la barca ad avanzare a zig-zag, cercando di evitare i colpi di mare più violenti. quando la prora si trovava a salcare per il traverso un'onda particolarmente alta e violenta, l'acqua si riversava sul cassero di prora, disperdendosi, poi, in mille rivoli, verso poppa, assorbiti non molta difficoltà dagli ombrinali. Gli spruzzi che si sollevavano quando l'acqua incontrava degli ostacoli in coperta, investivano con violenza la vetrata dulla plancia, annullando la visibilità. Il peschereccio, della "mediterranea", motore potente, cento tonnellate di stazza, avanzava con sicurezza. Il capitano, e anche capopesca, era giuliese Eteocle Marà; allora sui tren'anni, un fisico d'atleta, dotato di un naturale carisma, sapeva farsi rispettare, anche per le sue doti di impavido pescatore che si spingeva, imitato da altri capitani, a pescare fin dentro le acque territoriali kugoslave, dove la pesca era vietata fin dentro le acque territoriali jugoslave, dove la pesca era vietata perfino alle barche jugoslave. Il rischio era grande perchè, se soprpresi a pescare di frodo in quelle acque, si veniva catturati dalle vedette armate slave.
secondo  i regolamenti internazionali si poteva navigare in quella acque solo in casi di forza maggire (cioè di forte tempesta o di avaria), per cercare riparo o assistenza presso le isole o nei porti costieri.Quando si verificava una difficile situazione per la quale era necessario ripararsi si dovevano porre i sigilli alle attrzzature era necessario ripararsi si dovevano porre i sigilli alle attrezzature da pesca per tutta la durata dello sconfinamento e sottostare ai controlli delle autorità.
Eteocle era già incirso in una serie di catture,per le quali era stato processato e condannato al oagamento di grosse,cui avevano fatto fronte gli armatori.Questi ultimi pagavano quelle multe a l oscurità, intravidero un uomo a bordo di una oiccola barca che tendeva loro una cordicella perchè lo aiutassero ad accostare alla murata.

 
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