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Parte n° 1

Racconti > E' arrivato il cane con tredici cagnolini

Tempi di guerra 1940-1945


E’ ARRIVATO IL CANE CON TREDICI  CAGNOLINI

Armando Medori, pescatore di Giulianova ma nativo di Tortoreto (prov. Di Teramo ) era come si suol dire ancora oggi un "lupo di mare". Aveva cominciato ad andare per mare con la paranza a vela di suo padre all’età di 8-9 anni insieme ad altri due fratelli. Dopo la costruzione del porto di Giulianova conclusasi nel 1937, vi si era trasferito con la famiglia ,moglie e cinque figli, all’epoca dei fatti, piccolissimi. A Giulianova aveva continuato la sua attività di pescatore fino a diventare un ottimo Capobarca. Requisito dalla Regia Marina, il peschereccio sul quale si trovava imbarcato, Armando Medori ne seguì le sorti fino all’8 settembre del 1943 quando il Maresciallo Badoglio proclamò l’armistizio. Abbandonato il peschereccio nel porto dove operava in qualità di "posamine" Armando con i suoi uomini era tornato a Giulianova dove li attendevano le famiglie e la disoccupazione. Armando per necessità, trovò una vecchia barca a vela di proprietà della famiglia Flagnani di Giulianova, in disarmo per colpa della guerra, la riarmò con il benestare dei proprietari e tornò in mare, come da giovane ad esercitare la pesca a strascico, cosi poteva sfamare la famiglia, ma si era sempre in tempo di guerra. Giulianova era pur sempre occupata dai tedeschi, come gran parte dell’Italia centro-settentrionale. Per una disposizione del Comando Militare Tedesco tutti coloro che abitavano tra la S.S. Adriatica e il mare, dovettero "sfollare" abbandonando le abitazioni. Armando Medori dovette trasferire la sua famiglia in aperta campagna in un casolare, in una stanza che era stata una stalla, Armando andò poi al Comando Tedesco a fare richiesta di un permesso di pesca. Gli fu accordato. Poteva pescare dall’alba al tramonto a patto di fornire del pesce al Comando stesso qualora fosse richiesto. Scelse un ormeggio all’inizio del porto ben visibile e potè tornare per mare ogni volta che il tempo lo permetteva. Di giorno e di notte le pattuglie tedesche accompagnate dai Carabinieri rimasti in servizio ma disarmati, perlustravano il mare e la zona limitrofa garantendo l’ordine pubblico. Una mattina di Ottobre, però, accadde l’inimmaginabile: Salito sulla barca per andare a pesca, scese sottocoperta a prendere una rete, alla fioca luce del lume, si vide circondato da cinque individui armati. Sorpreso e quasi terrorizzato dalle armi, Armando chiese cosa volessero da lui. Uno dei cinque, un italiano disse che non volevano rapinarlo, ma che più semplicemente, li aiutasse a superare il fronte di guerra. Spiegò che dei cinque , tre erano inglesi paracadutati sul Gran Sasso dove si erano incontrati con i partigiani : l'altro era un pilota americano, il cui aereo era stato abbattuto e il vento aveva trascinato il suo paracadute in una zona di montagna controllata dai partigiani. Armando che fesso non era, capì subito che se si fosse rifiutato, un colpo di pistola in testa non glielo avrebbero risparmiato di sicuro. Ma più  che per la paura per la sua vita pensò a cosa ne fosse stato  della sua famiglia se fosse venuto a mancare e a malincuore si decise. Valutò le condizioni del mare e del vento che potevano consentirgli la navigazione abbastanza lontano dalla costa, in modo da non destare sospetti nelle postazioni militari di guardia a terra. L’unico pericolo forse poteva venire dal cielo. Qualche ricognitore poteva forse segnalare la presenza della sua barca. Ma poteva una barca da pesca, a vela e di modeste dimensioni interessare un veivolo militare in prossimità del fronte? Prese coraggio e si decise. Doveva partire subito, prima che il chiarore dell’alba fugasse le ultime ombre della notte. Navigò al largo e per tutta la giornata, senza proferire parola alcuna, ammutolito dal grave evento e, verso sera, approdò su una spiaggia indicatagli dall’italiano. Sul punto di approdo li aspettava un mezzo militare, su cui, salutato Armando, i cinque salirono e sparirono. Di sicuro si erano dati appuntamento con una radiolina militare. Con un sospiro di sollievo, Armando spiegò di nuovo la vela che sospinse la paranzella verso il largo. Solo quando la costa non fu più visibile, sia per la sera avanzata, sia per la distanza, si decise di aprire la sporta di paglia intrecciata che conteneva il suo pasto: in quel momento ricordò che non mangiava dalla sera prima, quando con la famiglia aveva cenato in campagna un una ex stalla.  Tirò fuori un pezzo di pane, due pomodori, un fiasco di aceto misto ad acqua. Era il suo pasto dell’intera giornata, non consumato per la tensione che lo sovrastava. Armando fu distolto dalle sue riflessioni dalle mutate condizioni del mare. (Continua .....)

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