Associazione ANMI - UNREGISTERED VERSION

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Parte n° 2

Racconti > E' arrivato il cane con tredici cagnolini

Nel buio della notte, le rampate delle cannonate dalla parte della terra, i rimbombi delle esplosioni che giungevano attutiti dalla lontananza e dal mugolio del vento che rinforzava, per proseguire dovette più volte bordeggiare a zighe e zaghe. Verso mezzogiorno, stremato, riuscì a raggiungere il porto-canale di Pescara. Per giustificare la sua presenza fuori della sua zona, aveva avuto l’accortezza di gettare la rete in mare e di pescare un po’ e la rete gli si era riempita di pesce che ora aveva invaso la poppa. Mentre era ancora intento alle operazioni di attacco, giunse una pattuglia di tedeschi che videro in lui un povero pescatore sprovveduto, sorpreso dal maltempo. Gli chiesero comunque i documenti che armando si affrettò a presentare compreso il permesso di pesca in concessione del Comando Militare Tedesco di Giulianova. Dovette poi assistere ad una perquisizione fin sottocoperta dei militari che gli rilasciarono un verbale redatto per il Comando Militare di Giulianova a giustificazione dell’assenza che si era protratta. Calmatosi un po’ il mare Armando quel pomeriggio stesso riprese la navigazione arrivando in porto a Giulianova prima del tramonto aiutato dal favore del vento che aveva cambiato direzione. Sulla banchina lo attendeva una nutrita schiera di tedeschi, armati fino ai denti. Armando spiegò loro di essere stato sorpreso dal mal tempo, poi esibì il verbale steso dall’ufficiale  tedesco di Pescara. L’ufficiale che non capiva nulla di venti, di mare, di pesca, volle vederci chiaro e presa una torcia elettrica da un mezzo militare, scese sottocoperta ad ispezionare i persona la paranzella poi lo fece scendere a terra e caricatolo in macchina lo portò al comando. Altro interrogatorio, Armando ripetè per  la terza volta la versione dei fatti. Alla fine fu riportato abbordo a dopo un prelievo di pesce, fu finalmente rilasciato. Armando continuò ancora ad andare per mare quando il tempo glie lo permetteva. Se era costretto a rimanere a terra dava una mano ad un vecchio pescatore di saliscendi, una specie di trabocco sul molo. Si era accorto da qualche inconfondibile segnale di essere sorvegliato. Per questo motivo procurava di mostrarsi in luoghi ben visibili quando non partiva per la pesca, rientrando presto e di non andare in giro durante le ore del coprifuoco. Una notte però mentre riposava in campagna con la sua famiglia accadde quello che aveva temuto che accadesse. Due uomini bussarono alla sua porta, invitandolo ad accompagnarlo al porto. Quando Armando, nel buoi più profondo, dovuto alle disposizioni sull’oscuramento, saltò a bordo e scese sottocoperta, si trovò circondato da una vera folla: undici persone oltre ai due che l’avevano cercato, Armando capì subito di essere ormai compromesso per potersi rifiutare, alzò la vela e partì con il suo carico umano. Un buon vento da Nord-Ovest gonfiò la vela spingendo la barca che filava via aiutata anche dal moto ondoso, per cui giunsero abbastanza velocemente, allo stesso punto di approdo della volta precedente. Questa volta ad attenderli c’era, oltre che il solito mezzo militare anche una jeep, a bordo della quale si notavano militari di alto grado. Forse pensò Armando tra i tredici uomini che aveva trasportato, c’era uno molto , ma molto importante. A conferma della sua idea fu fatto scendere a terra perché qualcuno voleva parlargli. Uno dei graduati, in un italiana approssimato, gli propose temendo che, una volta tornato a Giulianova, potesse essere catturato e "convinto" a parlare, di restare con loro fino a quando Giulianova non fosse stata liberata dai Tedeschi. Al solo pensiero che la sua famiglia in balia di chissà quali ritorsioni o, senza il suo aiuto, nella fame e nella miseria, Armando rifiutò, affermando che il suo posto era accanto alla sua famiglia, e che per il resto succedesse quello che doveva succedere. Fu la notte successiva al suo ritorno a Giulianova che Radio Bari e Radio Londra ripeterono il messaggio "E’ arrivato il cane con tredici cagnolini". Per i giuliesi Armando Medori era il cane, anzi meglio "lu ca", perché era il soprannome che gli avevano appioppato i ragazzi di Tortoreto da fanciullo, i suoi compagni di lavoro, vedendolo sempre a bordo alle paranze, sempre di guardia come un cane appunto. I tedeschi, dal canto loro, pur avendo identificato il "cane", pur avendo interesse ad arrestarlo, volevano coglierlo sul fatto, possibilmente insieme a qualche pedina importante della resistenza. Consapevoli ormai tutti, a Giulianova avevano capito il messaggio, Armando lo interpretò come se fosse stata emessa la sua sentenza; era ormai solo una questione di tempo. Decise allora di battere i tedeschi sul tempo, trasportare tutta la sua famiglia al sicuro, oltre la linea del fronte. Quella stessa notte, approfittando della pioggia battente, raccolte le poche cose strettamente necessarie, Armando con la sua famiglia raggiunsero al più presto il porto a salirono a bordo non visti, poiché con quel tempo da "cani" ne i giuliesi ne i tedeschi erano in giro. Sistemati moglie e figli sottocoperta, isso la vela e in men che non si dica fu in mare aperto. Dopo qualche miglio di navigazione il tempo inizio a peggiorare. Se la pioggia aveva favorito con l’oscurità la loro fuga ora il vento di tramontana, gelido e insidioso, mentre rendeva più veloce la navigazione, provocava onde più grandi e minacciose. Armando per rassicurare moglie e figli si mostrava sicuro del fatto suo, mentre dentro di se era abbastanza preoccupato. Appena superato il porto di Pescara, la situazione si fece veramente pericolosa. Armando ridusse la velatura. La barca anche se procedeva più lentamente traballava tra i marosi. Armando in quel buio di tagenda aveva perso il senso della rotta, capì che non era più il caso di resistere, tra quelle onde che stavano diventando grossi cavalloni. Decise di entrare nel porto di Ortona. Riuscirono con molta fortuna a superare l’imboccatura ed a raggiungere la banchina più vicina. Avevano rischiato di finire sugli scogli. Solo un lupo di mare come ce ne son pochi sarebbe stato capace di compiere quel miracolo. Attraccata la barca al molo, ne discesero velocemente con le loro misere cose, in cerca di un’abitazione, la più vicina dove nascondersi ma finirono in braccio di una pattuglia tedesca. L’ultima avventura del cane, la più importante era finita. (Continua .....)

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